Cari colleghi,l'altro giorno,durante la lezione di bioetica,abbiamo affrontato il tema della veridicità dei risultati scientifici, giungendo alla conclusione che molti dei risultati scientifici pubblicati possono essere falsi.A tal proposito ho letto le dichiarazioni di Randy Scheckman, biologo americano che ha vinto l'anno scorso il premio Nobel per la medicina:"La Scienza è a rischio, non è affidabile perché le principali riviste scientifiche internazionali pubblicano in base all'appeal mediatico di uno studio piuttosto che alla sua reale rilevanza scientifica.I ricercatori seguendo logiche commerciali "aggiustano"i risultati per renderli più accattivanti". Alla luce delle nostre riflessioni e delle letture mi chiedo allora:"Esistono ancora quei criteri di onestà morale e intellettuale che dovrebbero guidare ognuno di noi e a maggior ragione un ricercatore i cui risultati relativi alla sua attività di ricerca riguardano il sistema di vita di qualcun altro?" È vero che abbiamo il libero arbitrio delle nostre scelte ma non dimentichiamoci che la scienza è una realtà preziosa che deve essere difesa da qualsiasi strumentalizzazione perché da essa dipende la vita di ognuno di noi.
venerdì 28 novembre 2014
domenica 23 novembre 2014
Salve a tutti. Aiutando mia sorella nella ripetizione di filosofia, mi sono imbattuta in questa citazione facente riferimento a Socrate: egli si uccise "preferendo morire, rimanendo fedele alle leggi, anziché vivere violandole" (Senofonte). Di fronte a questa citazione viene spontaneo chiedersi: fino a che punto è giusto seguire le leggi? Al di là del secolo, del luogo in cui ci si trova, è un buon cittadino colui che segue le regole? E continua ad essere tale colui che le viola?
Vivo la mia vita cercando ( e sottolineo cercando) di rispettare le regole della mia società ma talvolta mi chiedo: è sempre giusto ciò che mi viene chiesto di fare? Chi stabilisce ciò che è giusto e ciò che non lo è? E come dovrebbe essere vissuto il rapporto con l'autorità: cercando di cambiare le regole imposte ma allo stesso tempo seguendo quelle vigenti (come fece Socrate) o ribellandosi ad esse?
sabato 15 novembre 2014
venerdì 14 novembre 2014
Seminari su filosofia e scienza
Un seminario organizzato da Dibest e Dsu
19 Novembre 2014
ore 17.00
Aula Dioniso Cubo 17B
Gli studenti di bioetica partecipano
mercoledì 12 novembre 2014
La rottura dell'equilibrio
Oggi, 12 Novembre, durante la lezione di bioetica, abbiamo trattato il tema della vita intesa come equilibrio e di come essa possa essere compromessa da una rottura.
A tal proposito, vorrei parlare di un'esperienza personale che ha sconvolto il mio equilibrio, o meglio, l'equilibrio della mia famiglia.
Precisamente un anno e un mese fa, è venuto a mancare una persona davvero speciale, mio padre.
Per me e i miei cari, mia madre e mio fratello in particolare, è stato un evento tragico che ha cambiato la vita di ognuno di noi.
Ho voluto fare questo triste esempio per evidenziare come la rottura dell'equilibrio familiare abbia fatto emergere le qualità di mio papà che, quando tutto andava per il verso giusto, non prendevamo tanto in considerazione o non le apprezzavamo a pieno.
Con queste ultime parole mi ricollego all'argomento trattato in aula, ovvero che al disfacimento della normalità, dell'equilibrio, ci accorgiamo della funzionalità normale di un qualcosa che spesso prendiamo per scontato quando, in realtà, scontato non è.
Concludo qui ringraziandovi per l'attenzione e spero che questo mio pensiero possa farvi riflettere e, soprattutto, apprezzare tutto ciò che di bello vi circonda.
Paolo Ascioti
A tal proposito, vorrei parlare di un'esperienza personale che ha sconvolto il mio equilibrio, o meglio, l'equilibrio della mia famiglia.
Precisamente un anno e un mese fa, è venuto a mancare una persona davvero speciale, mio padre.
Per me e i miei cari, mia madre e mio fratello in particolare, è stato un evento tragico che ha cambiato la vita di ognuno di noi.
Ho voluto fare questo triste esempio per evidenziare come la rottura dell'equilibrio familiare abbia fatto emergere le qualità di mio papà che, quando tutto andava per il verso giusto, non prendevamo tanto in considerazione o non le apprezzavamo a pieno.
Con queste ultime parole mi ricollego all'argomento trattato in aula, ovvero che al disfacimento della normalità, dell'equilibrio, ci accorgiamo della funzionalità normale di un qualcosa che spesso prendiamo per scontato quando, in realtà, scontato non è.
Concludo qui ringraziandovi per l'attenzione e spero che questo mio pensiero possa farvi riflettere e, soprattutto, apprezzare tutto ciò che di bello vi circonda.
Paolo Ascioti
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