domenica 23 novembre 2014

Salve a tutti. Aiutando mia sorella nella ripetizione di filosofia, mi sono imbattuta in questa citazione facente riferimento a Socrate: egli si uccise "preferendo morire, rimanendo fedele alle leggi, anziché vivere violandole" (Senofonte). Di fronte a questa citazione viene spontaneo chiedersi: fino a che punto è giusto seguire le leggi? Al di là del secolo, del luogo in cui ci si trova, è un buon cittadino colui che segue le regole? E continua ad essere tale colui che le viola? Vivo la mia vita cercando ( e sottolineo cercando) di rispettare le regole della mia società ma talvolta mi chiedo: è sempre giusto ciò che mi viene chiesto di fare? Chi stabilisce ciò che è giusto e ciò che non lo è? E come dovrebbe essere vissuto il rapporto con l'autorità: cercando di cambiare le regole imposte ma allo stesso tempo seguendo quelle vigenti (come fece Socrate) o ribellandosi ad esse?

1 commento:

  1. Partendo dal fatto che"ubi societas ibi jus", è chiaro che il rispetto della legge, o meglio delle norme comportamentali e deontologiche è alla base di ogni convivenza civile, penso che il rispetto di esse deve essere sempre un aiuto e mai un limite al nostro vivere.Tuttavia agli interrogativi della collega vorrei aggiungere la citazione di un filosofo, Feyerabend, che per quanto concerne un settore che è oggetto del nostro studio, diceva:"Data una regola, per quanto fondamentale o necessaria per la scienza, ci sono sempre circostanze in cui è opportuno non solo ignorare la regola, ma di adottarne una opposta.Per progredire, la scienza ha bisogno della libertà più assoluta". Maria Antonietta Armogida

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