"Per quasi 50 anni ci siamo illusi che la scoperta delle basi molecolari dell'informazione genetica avrebbe svelato il segreto della vita,che bastasse decrittare il messaggio nella sequenza dei nucleotidi del DNA per capire il programma che fa di un organismo ciò che è. Ci stupiva che la risposta fosse così semplice...Ora che cominciamo a misurarne l'ampiezza, ci stupisce non la semplicità dei segreti della vita,ma la loro complessità. "Evelyn F.Keller. Nelle parole della storica e filosofa della scienza Evelyn Keller ritroviamo l'intera posizione antiriduzionistica sostenuta da Lewontin nell'opera "Biologia come ideologia",oggetto di studio del nostro corso.In una intervista la Keller racconta che "il gene è una comoda stenografia per gli scienziati", in quanto la metafora del gene inteso come elemento meccanico ,isolabile e brevettabile come fosse un'invenzione miracolosa, resta ben salda nel senso comune perché diviene indubbiamente uno strumento efficace di persuasione; e non solo per promuovere programmi di ricerca e ottenere finanziamenti, ma anche per vantare i prodotti di un'industria biotech in rapida espansione. Nell'immaginario collettivo dunque,fornito non solo dal rumore dei media ma anche dagli scienziati stessi interessati a creare una sorta di fiducia miracolistica nei confronti della ricerca scientifica, l'idea del "gene come causa univoca delle proprietà dell'intero", favorisce la speranza di affidare il proprio destino individuale nella catena di nucleotidi racchiusa nei nuclei delle cellule.Ma attenzione a non semplificare la realtà delle cose e avere invece la consapevolezza dell'enorme complessità delle interdipendenze che regolano la natura umana . Questo modo regolare,unitario e semplice che ci è stato "imposto" come Verità e dispensatrice di certezze è frutto di una idealizzazione ed è fuorviante perché orienta la nostra ricerca in modo sbagliato e ci rende "servi sciocchi","ingombranti robots creati anima e corpo dai nostri geni".
Nessun commento:
Posta un commento