Unical Bioetica
venerdì 13 febbraio 2015
Agire Liberamente
domenica 8 febbraio 2015
Il "primato"del gene
"Per quasi 50 anni ci siamo illusi che la scoperta delle basi molecolari dell'informazione genetica avrebbe svelato il segreto della vita,che bastasse decrittare il messaggio nella sequenza dei nucleotidi del DNA per capire il programma che fa di un organismo ciò che è. Ci stupiva che la risposta fosse così semplice...Ora che cominciamo a misurarne l'ampiezza, ci stupisce non la semplicità dei segreti della vita,ma la loro complessità. "Evelyn F.Keller. Nelle parole della storica e filosofa della scienza Evelyn Keller ritroviamo l'intera posizione antiriduzionistica sostenuta da Lewontin nell'opera "Biologia come ideologia",oggetto di studio del nostro corso.In una intervista la Keller racconta che "il gene è una comoda stenografia per gli scienziati", in quanto la metafora del gene inteso come elemento meccanico ,isolabile e brevettabile come fosse un'invenzione miracolosa, resta ben salda nel senso comune perché diviene indubbiamente uno strumento efficace di persuasione; e non solo per promuovere programmi di ricerca e ottenere finanziamenti, ma anche per vantare i prodotti di un'industria biotech in rapida espansione. Nell'immaginario collettivo dunque,fornito non solo dal rumore dei media ma anche dagli scienziati stessi interessati a creare una sorta di fiducia miracolistica nei confronti della ricerca scientifica, l'idea del "gene come causa univoca delle proprietà dell'intero", favorisce la speranza di affidare il proprio destino individuale nella catena di nucleotidi racchiusa nei nuclei delle cellule.Ma attenzione a non semplificare la realtà delle cose e avere invece la consapevolezza dell'enorme complessità delle interdipendenze che regolano la natura umana . Questo modo regolare,unitario e semplice che ci è stato "imposto" come Verità e dispensatrice di certezze è frutto di una idealizzazione ed è fuorviante perché orienta la nostra ricerca in modo sbagliato e ci rende "servi sciocchi","ingombranti robots creati anima e corpo dai nostri geni".
sabato 7 febbraio 2015
L'etica nell'età dell'ingegneria genetica
Per rimanere in tema: l'uomo arriverà presto ad applicare i principi della "clonazione di Dolly" all'uomo?
http://www.focus.it/scienza/salute/fecondazione-dna-due-madri-fda-mitocondri
lunedì 2 febbraio 2015
venerdì 30 gennaio 2015
giovedì 29 gennaio 2015
martedì 27 gennaio 2015
La memoria chimica di Primo Levi
Cari colleghi, in una giornata particolare come questa in cui si celebra il "Giorno della memoria", voglio porre alla vostra attenzione un articolo uscito sul supplemento domenicale del quotidiano "Il Sole 24 ore" dal titolo:"La memoria chimica di Primo Levi" per dare omaggio ad uno scrittore e scienziato (precisamente un chimico), Primo Levi, che abbiamo nominato anche durante il corso, il quale, con i suoi scritti, ha reso testimonianza e memoria di un avvenimento storico che per la sua tragicità non può essere dimenticato. L'esperienza personale restituita da Primo Levi nel celebre romanzo"Se questo è un uomo" contribuisce a dare il volto ad uno sterminio che ha colpito tutta l'umanità attraverso gli ebrei.Ma l'abilità dello scrittore nel saper cogliere la potenza del dettaglio va oltre:è uscito infatti un documento inedito presente nella raccolta di scritti dal titolo "Così fu Auschwitz" in cui il chimico ricostruisce l'identità e la sorte di settantasei uomini su novantacinque che insieme a lui entrarono vivi ad Auschwitz; un elenco dattiloscritto con cui il chimico restituisce il nome a settantasei persone già declassate a numeri di matricola,perché"la memoria è uno strumento meraviglioso ma fallace".Ma c'è di più:da questi inediti oggi apprendiamo che Levi volle materialmente analizzare lo Zyklon B, il gas dello sterminio, il veleno utilizzato nelle camere a gas.Non solo una semplice testimonianza dunque, ma una "lezione di metodo", frutto di un lavoro di ricerca di fatti attraverso l'esame critico di informazioni raccolte da Levi stesso in diversi ambienti e che rappresenta una vittoria in una prolungata battaglia contro l'oblio a favore dell'esattezza dei fatti.Un uomo dunque che assume il ruolo di ricercatore, in quanto ha impiegato sistematicamente il suo tempo a raccogliere notizie sui compagni di deportazione di quel primo convoglio che il 22 febbraio 1944 prese la via di Auschwitz, dedicandosi a salvare nomi e destini e offrendoci un documento che diventa un segno particolare di identità morale.