venerdì 30 gennaio 2015

si possono spendere 20.000 dollari ,solo per vedere il proprio figlio alto dai 5 ai 8 centimetri?come scrive sandel nel libro contro la perfezione e ci pone questa domanda << .La vera domanda è se vogliamo vivere in una società in cui i genitori si sentono in dovere di spendere una fortuna perchè i loro figli in perfetta salute siano più alti di qualche centimetro<< .
I genitori si sentono  in dovere di cosa ?l'importante e che il figlio nasce sano che poi alto o basso non centra .Essere alto o basso, bello o brutto è semplicemente uno stile di vita  , il mondo è bello proprio perchè è vario .Non capisco proprio lo scopo di queste persone.Nel suo brutto c'è il suo bello.Non siamo belli ''ideali'' come ha fece, un inflente storico ,il famoso Winckelmann con il suo'' bello ideale'' nel periodo del neoclassicismo , dove tutto era attinente all'antico , e attinente all'essere perfetti.

giovedì 29 gennaio 2015

E'  meglio essere o avere?? Chi siamo noi per decidere l'evolversi della vita? L'uomo può modificare l'evolversi della sua esistenza o come si suol dire:" è tutto già scritto?"

martedì 27 gennaio 2015

La memoria chimica di Primo Levi

Cari colleghi, in una giornata particolare come questa in cui si celebra il "Giorno della memoria", voglio porre alla vostra attenzione un articolo uscito sul supplemento domenicale del quotidiano "Il Sole 24 ore" dal titolo:"La memoria chimica di Primo Levi" per dare omaggio ad uno scrittore e scienziato (precisamente un chimico), Primo Levi, che abbiamo nominato anche durante il corso, il quale, con i suoi scritti, ha reso testimonianza e memoria di un avvenimento storico che per la sua tragicità non può essere dimenticato. L'esperienza personale restituita da Primo Levi nel celebre romanzo"Se questo è un uomo" contribuisce a dare il volto ad uno sterminio che ha colpito tutta l'umanità attraverso gli ebrei.Ma l'abilità dello scrittore nel saper cogliere la potenza del dettaglio va oltre:è uscito infatti un documento inedito presente nella raccolta di scritti dal titolo "Così fu Auschwitz" in cui il chimico ricostruisce l'identità e la sorte di settantasei uomini  su novantacinque che insieme a lui entrarono vivi ad Auschwitz; un elenco dattiloscritto con cui il chimico restituisce il nome a settantasei persone già declassate a numeri di matricola,perché"la memoria è uno strumento meraviglioso ma fallace".Ma c'è di più:da questi inediti oggi apprendiamo che Levi volle materialmente analizzare lo Zyklon B, il gas dello sterminio, il veleno utilizzato nelle camere a gas.Non solo una semplice testimonianza dunque, ma una "lezione di metodo", frutto di un lavoro di ricerca di fatti attraverso l'esame critico di informazioni raccolte da Levi stesso in diversi ambienti  e che rappresenta una vittoria in una prolungata battaglia contro l'oblio a favore dell'esattezza dei fatti.Un uomo dunque che assume il ruolo di ricercatore, in quanto ha impiegato sistematicamente il suo tempo a raccogliere notizie sui compagni di deportazione di quel primo convoglio che il 22 febbraio 1944 prese la via di Auschwitz, dedicandosi a salvare nomi e destini e offrendoci un documento che diventa un segno particolare di identità morale.

sabato 24 gennaio 2015

LE FORME DELL'AMORE

Nel libro di M.J. Sandel viene trattato un tema che più di una volta nella vita mi ha indotto a riflettere. L'amore è senza alcun dubbio uno dei sentimenti più forti e importanti della vita: esso è un dono come la vita stessa. Basti pensare all'amore per i propri cari, all'amore che si prova per una persona estranea, all'amore per ciò che si persegue come la propria carriera, di cui un esempio cardine ci è dato dalla saggia e grande Rita Levi Montalcini o addirittura anche all'amore per la propria fede, per il proprio Dio, per ciò in cui si crede. Sandel distingue due forme di amore: l'amore che accetta e quello che trasforma. Dunque quante forme di amore possono esserci?

venerdì 23 gennaio 2015

OF MOLECULES AND MEN

《What everyone belived yesterday and you belive today, only cranks will belive tomorrow》. 
~F. Crick

mercoledì 21 gennaio 2015

L'etica della responsabilità

In seguito alla discussione affrontata oggi a lezione sulla possibilità di intervenire profondamente sulla natura umana e sulle questioni etiche e morali che da essa derivano, mi viene in mente la famosa frase che dice:"Non tutto quello che è tecnicamente possibile, è anche moralmente lecito."Secondo Hans Jonas, filosofo bioeticista nominato durante il corso, il sapersi copia di un "originale" preesistente costituisce una irreparabile perdita di libertà. Di qui il suo precetto:"Rispetta il diritto di ogni vita umana a trovare la propria strada e ad essere una sorpresa per se stessa".Perché dunque imporre ad un individuo un patrimonio genetico precostituito da qualcun altro, dalla volontà di un altro? Perché decidere per gli altri? Decidere della vita di un altro significa defraudarlo della sua libertà:e poiché la libertà è un diritto e un bene per l'uomo, occorre evitare ogni azione che possa determinare l'esistenza di uomini privi di essa.Di fronte la possibilità di individui geneticamente modificabili, noi siamo responsabili perché vittime del nostro agire.Per questo la necessità di un'etica della responsabilità che possa controllare l'avanzamento inarrestabile della nuova civiltà tecnologica la quale, nonostante sia stata creata dall'uomo, rischia paradossalmente di ritorcersi contro di lui.L'uomo moderno, sostiene Jonas, è paragonabile alla figura mitologica di Prometeo che, cercando un dominio illimitato sulla natura, alla fine perde il suo controllo.Con l'avvento della tecnologia biologica, la tecnica che un tempo era un mezzo limitato che sottostava a dei fini pratici e conoscitivi voluti dall'uomo,oggi ha  trasformato i"mezzi" in "fini" che subordinano l'uomo e a lui si impongono.E tutto questo, tra le altre cose, ci fa perdere quello che per Michael Sandel è l'essenza più profonda della natura umana:la sua gratuità. La vita è un dono prezioso e per questo unico e irripetibile,  da accogliere invece di manipolare, da contemplare invece che dominare.Agire dunque con consapevolezza, con responsabilità, in modo che le conseguenze delle nostre azioni siano compatibili con la permanenza di una autentica vita umana sulla terra.

venerdì 16 gennaio 2015

Slavery footprint


Salve a tutti l’altro giorno a lezione ci siamo imbattuti e abbiamo discusso  tra gli altri argomenti di quanti bambini-schiavi siano costretti a lavori coatti,con ore di lavoro disumane che a mio avviso nessuno di noi sarebbe in grado di sostenere e sopportare tali vessazioni  più di un giorno. Quando a lezione il professore ci ha comunicato, che esistesse un sito che permettesse di calcolare quanti schiavi lavorassero per il nostro benestare quotidiano, lì per lì sono rimasto un po’ scettico e incredulo, ma quando  mi sono sottoposto a questo test ed ho visto la precisione e la specificità delle domande a me poste, lì ho capito che mi sbagliavo. Al termine delle domande dinanzi a me sullo schermo è apparso il numero di schiavi che ogni giorno lavora per me, e in quell’istante sono rimasto sgomentato e profondamente dispiaciuto. È inaccettabile che per un singolo essere umano, debbano essere ridotti a schiavitù tanti altri esseri umani, che per diversità culturali-sociali siano costretti a questa vita non vissuta e profondamente sofferta. Un modo per combattere quest’ingiustizia deve partire da noi, riducendo i nostri consumi (sempre  nel limite del possibile),solo cosi potremmo contribuire a dare una mano a ridurre la schiavitù nel mondo di cui oggi purtroppo se ne parla veramente poco.
salve a tutti, volevo condividere con voi in particolare chi a scelto come me il libro ''IL SIGNORE DELLE MOSCHE ,di WILLIAM GOLDING, la biografia .



William Gerald Golding nasce il 19 settembre 1911 a Newquay, Cornovaglia (Regno Unito). Inizia gli studi alla scuola di Marlborough, dove il padre Alec è insegnante di scienze. Dal 1930 studia ad Oxford scienze naturali; dopo due anni passa allo studio della letteratura e della filosofia.Nell'autunno del 1934 William Golding pubblica la sua prima raccolta di poesie dal titolo "Poemi".Lavora poi per due anni come insegnante in una scuola steineriana a Streatham, zona a sud di Londra; torna a Oxford nel 1937 dove completa gli studi. Si trasferisce poi a Salisbury per insegnare in una scuola elementare; qui conosce Ann Brookfield che sposerà l'anno seguente.La coppia si trasferisce poi nel Wiltshire, dove Golding inizia ad insegnare alla Bishop Wordsworth's School.Successivamente Golding si arruola nella Royal Navy: durante la prima parte della guerra presta servizio sia in mare che in un centro di ricerca nel Buckinghamshire. Nel 1943 prende parte alla scorta delle navi dragamine costruite nei cantieri statunitensi e dirette in Inghilterra; partecipa attivamente al supporto navale inglese durante lo sbarco in Normandia e all'invasione di Walcheren.Lascia la marina nel settembre 1945 per tornare a dedicarsi all'insegnamento. Nel 1946 con la famiglia si trasferisce nuovamente a Salisbury.Inizia a scrivere un romanzo nel 1952 dal titolo "Strangers from Within"; terminato questo lavoro, spedisce il libro a diversi editori ottenendo però solo risposte negative. Il romanzo viene pubblicato nel 1954 con il titolo "Il signore delle mosche".A questo romanzo fanno seguito le pubblicazioni di altri due libri e di alcuni testi teatrali. Nel 1958 muore il padre Alec e due anni dopo anche la madre. William Golding abbandona l'insegnamento nel 1962 per dedicarsi completamente alla scrittura.Negli anni seguenti pubblica diversi romanzi: a partire dal 1968 accusa alcuni problemi nell'attività della scrittura, tanto che e a partire dal 1971 inizia a tenere un diario sulle sue difficoltà fisiche.Nel 1983 arriva un grande riconoscimento: gli viene conferito il Premio Nobel per la Letteratura "per i suoi romanzi i quali, con la perspicacia dell'arte di una narrativa realistica e la diversità e universalità del mito, illuminano la condizione umana nel mondo di oggi".Cinque anni dopo, nel 1988, viene nominato baronetto dalla Regina Elisabetta II.Sir William Golding muore il 19 giugno 1993 a causa di un attacco cardiaco, dopo che pochi mesi prima gli era stato asportato un melanoma dal volto.
Opere di William Golding:
1954 - Il signore delle mosche (The Lord of the Flies)
1955 - The Inheritors
1956 - La folgore nera (Pincher Martin)
1958 - The Brass Butterfly
1964 - The Spire
1965 - The Hot Gates
1967 - La piramide (The Pyramid)
1971 - The Scorpion God
1979 - L'oscuro visibile (Darkness Visible)
1980 - Riti di passaggio (Rites of Passage)
1982 - A Moving Target
1984 - Gli uomini di carta (The Paper Men)
1987 - Calma di vento (Close Quarters)
1989 - Fuoco sottocoperta (Fire Down Below)
1995 - La doppia voce (The double tongue)


 IO LO IMMAGINAVO DIVERSO ;) 
buona giornata 




domenica 11 gennaio 2015

Il diritto all'irriverenza

In seguito ai commenti fatti mercoledì scorso durante la lezione bioetica sulla strage alla redazione del periodico satirico francese "Charlie Hebdo", volevo porre alla vostra attenzione alcune parti di un articolo uscito stamattina sul quotidiano"Il Sole 24 ore", a mio giudizio molto interessanti. "Come le piante sono sostenute dalle radici, così le civiltà sorgono e si appoggiano su pochi ma robusti principi.Nell'atto di nascita di quella democratica è iscritta la laicità, ovvero la possibilità di mettere in discussione ogni "verità assoluta".La laicità porta con sé l'abitudine a controvertere sui dogmi della fede come su qualunque altro aspetto della vita e a mettere alla berlina il potere in ogni sua forma. Per questo non è banale riaffermare che il diritto alla satira non è un figlio minore dello stato liberale.E non è inutile ribadire il valore della dialettica e del confronto più acceso, idoneo a raggiungere una verità necessariamente relativa e provvisoria.In questo contesto non solo il potere, ma anche il singolo deve ammettere la critica alle proprie credenze e ai propri valori, pure quelli che ritiene più sacri, e persino, entro certi limiti, l'irrisione e lo scherno.Insomma,se la libertà ha un senso,allora prima di tutte viene la libertà di dire agli altri ciò che essi non vogliono udire.In quest'ottica è proprio la voce dell'irriverenza che la Costituzione e le leggi devono proteggere. È necessario individuare un punto di equilibrio che garantisca il rispetto delle pluralità delle culture presenti nella società, ma che soprattutto tuteli la possibilità di esprimere un pensiero "irriverente", che garantisca cioè uno  spazio aperto dove anche i pensieri che "inquietano e scioccano" possano avere accesso.Ma anche alle singole persone si pone un obbligo:quello di essere tolleranti, ovvero accettare che quanto è ritenuto più sacro possa essere sottoposto alla critica, anche la più smitizzante.Tollerare di essere disturbati dalle credenze e dalle dichiarazioni degli altri. È questa la democrazia. "

lunedì 5 gennaio 2015

I limiti della scienza

Cari colleghi vorrei porre alla vostra attenzione i commenti rilasciati durante un'intervista da Giulio Giorello, ordinario di Filosofia della Scienza presso la Statale di Milano.La ricerca scientifica nasce come un tipo di ricerca della verità,che non voleva alcun vincolo.E se da un lato lo sviluppo della scienza ha dato la possibilità di intravedere prospettive vantaggiose, dall'altro ha tuttavia sollevato timori profondi per il suo carattere disumanizzante.Basta pensare alla costruzione di armi chimiche e nucleari, all'uso distorto della medicina da parte del Nazismo, alla possibilità attuale di poter modificare la struttura della vita umana.Si può allora pensare di porre dei limiti alla scienza,o sarebbe meglio porre dei limiti all'uomo, dal momento che la scienza, di per sé, come momento conoscitivo,non può che essere positiva? È vero che la scienza si può sempre giustificare, afferma Giorello, se ha come fine ultimo scopi alti e conoscitivi ("lo si fa per il bene, ossia per sapere di più"), ma in certi casi che prezzi siamo disposti a pagare anche per un acquisto di conoscenza? Quanti viventi, animali o esseri umani che siano, si possono sacrificare per acquisire questa conoscenze? Credo che ci vuole un grande coraggio morale:l'unico limite può venire proprio dal coraggio morale dell'uomo, dalla sua capacità di porsi dei problemi etici e morali e di riflettere sulla vita.Lo scienzato provi a scoprire dentro di sé il"moralista", a ritrovare in sé le fondamentali esigenze etiche.   
Maria Antonietta Armogida