lunedì 5 gennaio 2015

I limiti della scienza

Cari colleghi vorrei porre alla vostra attenzione i commenti rilasciati durante un'intervista da Giulio Giorello, ordinario di Filosofia della Scienza presso la Statale di Milano.La ricerca scientifica nasce come un tipo di ricerca della verità,che non voleva alcun vincolo.E se da un lato lo sviluppo della scienza ha dato la possibilità di intravedere prospettive vantaggiose, dall'altro ha tuttavia sollevato timori profondi per il suo carattere disumanizzante.Basta pensare alla costruzione di armi chimiche e nucleari, all'uso distorto della medicina da parte del Nazismo, alla possibilità attuale di poter modificare la struttura della vita umana.Si può allora pensare di porre dei limiti alla scienza,o sarebbe meglio porre dei limiti all'uomo, dal momento che la scienza, di per sé, come momento conoscitivo,non può che essere positiva? È vero che la scienza si può sempre giustificare, afferma Giorello, se ha come fine ultimo scopi alti e conoscitivi ("lo si fa per il bene, ossia per sapere di più"), ma in certi casi che prezzi siamo disposti a pagare anche per un acquisto di conoscenza? Quanti viventi, animali o esseri umani che siano, si possono sacrificare per acquisire questa conoscenze? Credo che ci vuole un grande coraggio morale:l'unico limite può venire proprio dal coraggio morale dell'uomo, dalla sua capacità di porsi dei problemi etici e morali e di riflettere sulla vita.Lo scienzato provi a scoprire dentro di sé il"moralista", a ritrovare in sé le fondamentali esigenze etiche.   
Maria Antonietta Armogida

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