In seguito alla discussione affrontata oggi a lezione sulla possibilità di intervenire profondamente sulla natura umana e sulle questioni etiche e morali che da essa derivano, mi viene in mente la famosa frase che dice:"Non tutto quello che è tecnicamente possibile, è anche moralmente lecito."Secondo Hans Jonas, filosofo bioeticista nominato durante il corso, il sapersi copia di un "originale" preesistente costituisce una irreparabile perdita di libertà. Di qui il suo precetto:"Rispetta il diritto di ogni vita umana a trovare la propria strada e ad essere una sorpresa per se stessa".Perché dunque imporre ad un individuo un patrimonio genetico precostituito da qualcun altro, dalla volontà di un altro? Perché decidere per gli altri? Decidere della vita di un altro significa defraudarlo della sua libertà:e poiché la libertà è un diritto e un bene per l'uomo, occorre evitare ogni azione che possa determinare l'esistenza di uomini privi di essa.Di fronte la possibilità di individui geneticamente modificabili, noi siamo responsabili perché vittime del nostro agire.Per questo la necessità di un'etica della responsabilità che possa controllare l'avanzamento inarrestabile della nuova civiltà tecnologica la quale, nonostante sia stata creata dall'uomo, rischia paradossalmente di ritorcersi contro di lui.L'uomo moderno, sostiene Jonas, è paragonabile alla figura mitologica di Prometeo che, cercando un dominio illimitato sulla natura, alla fine perde il suo controllo.Con l'avvento della tecnologia biologica, la tecnica che un tempo era un mezzo limitato che sottostava a dei fini pratici e conoscitivi voluti dall'uomo,oggi ha trasformato i"mezzi" in "fini" che subordinano l'uomo e a lui si impongono.E tutto questo, tra le altre cose, ci fa perdere quello che per Michael Sandel è l'essenza più profonda della natura umana:la sua gratuità. La vita è un dono prezioso e per questo unico e irripetibile, da accogliere invece di manipolare, da contemplare invece che dominare.Agire dunque con consapevolezza, con responsabilità, in modo che le conseguenze delle nostre azioni siano compatibili con la permanenza di una autentica vita umana sulla terra.
Profonda riflessione, ma soprattutto ricca di spunti per imparare a gestire le proprie azioni e a renderle nobili in modo tale da evitare la sovrapposizione fra "mezzi" e "fini". Questi ultimi infatti se scambiati possono indurre l'uomo a calpestare l'etica che dovrebbe camminare di pari passo con la vita stessa, senza alcuna scissione, perché come la vita, l'etica e la nobiltà d'azione dovrebbero essere abbracciate e custodite come doni preziosi.
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