domenica 11 gennaio 2015

Il diritto all'irriverenza

In seguito ai commenti fatti mercoledì scorso durante la lezione bioetica sulla strage alla redazione del periodico satirico francese "Charlie Hebdo", volevo porre alla vostra attenzione alcune parti di un articolo uscito stamattina sul quotidiano"Il Sole 24 ore", a mio giudizio molto interessanti. "Come le piante sono sostenute dalle radici, così le civiltà sorgono e si appoggiano su pochi ma robusti principi.Nell'atto di nascita di quella democratica è iscritta la laicità, ovvero la possibilità di mettere in discussione ogni "verità assoluta".La laicità porta con sé l'abitudine a controvertere sui dogmi della fede come su qualunque altro aspetto della vita e a mettere alla berlina il potere in ogni sua forma. Per questo non è banale riaffermare che il diritto alla satira non è un figlio minore dello stato liberale.E non è inutile ribadire il valore della dialettica e del confronto più acceso, idoneo a raggiungere una verità necessariamente relativa e provvisoria.In questo contesto non solo il potere, ma anche il singolo deve ammettere la critica alle proprie credenze e ai propri valori, pure quelli che ritiene più sacri, e persino, entro certi limiti, l'irrisione e lo scherno.Insomma,se la libertà ha un senso,allora prima di tutte viene la libertà di dire agli altri ciò che essi non vogliono udire.In quest'ottica è proprio la voce dell'irriverenza che la Costituzione e le leggi devono proteggere. È necessario individuare un punto di equilibrio che garantisca il rispetto delle pluralità delle culture presenti nella società, ma che soprattutto tuteli la possibilità di esprimere un pensiero "irriverente", che garantisca cioè uno  spazio aperto dove anche i pensieri che "inquietano e scioccano" possano avere accesso.Ma anche alle singole persone si pone un obbligo:quello di essere tolleranti, ovvero accettare che quanto è ritenuto più sacro possa essere sottoposto alla critica, anche la più smitizzante.Tollerare di essere disturbati dalle credenze e dalle dichiarazioni degli altri. È questa la democrazia. "

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