Nel libro di M.J. Sandel viene trattato un tema che più di una volta nella vita mi ha indotto a riflettere. L'amore è senza alcun dubbio uno dei sentimenti più forti e importanti della vita: esso è un dono come la vita stessa. Basti pensare all'amore per i propri cari, all'amore che si prova per una persona estranea, all'amore per ciò che si persegue come la propria carriera, di cui un esempio cardine ci è dato dalla saggia e grande Rita Levi Montalcini o addirittura anche all'amore per la propria fede, per il proprio Dio, per ciò in cui si crede. Sandel distingue due forme di amore: l'amore che accetta e quello che trasforma. Dunque quante forme di amore possono esserci?
sabato 24 gennaio 2015
venerdì 23 gennaio 2015
OF MOLECULES AND MEN
《What everyone belived yesterday and you belive today, only cranks will belive tomorrow》.
~F. Crick
mercoledì 21 gennaio 2015
L'etica della responsabilità
In seguito alla discussione affrontata oggi a lezione sulla possibilità di intervenire profondamente sulla natura umana e sulle questioni etiche e morali che da essa derivano, mi viene in mente la famosa frase che dice:"Non tutto quello che è tecnicamente possibile, è anche moralmente lecito."Secondo Hans Jonas, filosofo bioeticista nominato durante il corso, il sapersi copia di un "originale" preesistente costituisce una irreparabile perdita di libertà. Di qui il suo precetto:"Rispetta il diritto di ogni vita umana a trovare la propria strada e ad essere una sorpresa per se stessa".Perché dunque imporre ad un individuo un patrimonio genetico precostituito da qualcun altro, dalla volontà di un altro? Perché decidere per gli altri? Decidere della vita di un altro significa defraudarlo della sua libertà:e poiché la libertà è un diritto e un bene per l'uomo, occorre evitare ogni azione che possa determinare l'esistenza di uomini privi di essa.Di fronte la possibilità di individui geneticamente modificabili, noi siamo responsabili perché vittime del nostro agire.Per questo la necessità di un'etica della responsabilità che possa controllare l'avanzamento inarrestabile della nuova civiltà tecnologica la quale, nonostante sia stata creata dall'uomo, rischia paradossalmente di ritorcersi contro di lui.L'uomo moderno, sostiene Jonas, è paragonabile alla figura mitologica di Prometeo che, cercando un dominio illimitato sulla natura, alla fine perde il suo controllo.Con l'avvento della tecnologia biologica, la tecnica che un tempo era un mezzo limitato che sottostava a dei fini pratici e conoscitivi voluti dall'uomo,oggi ha trasformato i"mezzi" in "fini" che subordinano l'uomo e a lui si impongono.E tutto questo, tra le altre cose, ci fa perdere quello che per Michael Sandel è l'essenza più profonda della natura umana:la sua gratuità. La vita è un dono prezioso e per questo unico e irripetibile, da accogliere invece di manipolare, da contemplare invece che dominare.Agire dunque con consapevolezza, con responsabilità, in modo che le conseguenze delle nostre azioni siano compatibili con la permanenza di una autentica vita umana sulla terra.
venerdì 16 gennaio 2015
domenica 11 gennaio 2015
Il diritto all'irriverenza
In seguito ai commenti fatti mercoledì scorso durante la lezione bioetica sulla strage alla redazione del periodico satirico francese "Charlie Hebdo", volevo porre alla vostra attenzione alcune parti di un articolo uscito stamattina sul quotidiano"Il Sole 24 ore", a mio giudizio molto interessanti. "Come le piante sono sostenute dalle radici, così le civiltà sorgono e si appoggiano su pochi ma robusti principi.Nell'atto di nascita di quella democratica è iscritta la laicità, ovvero la possibilità di mettere in discussione ogni "verità assoluta".La laicità porta con sé l'abitudine a controvertere sui dogmi della fede come su qualunque altro aspetto della vita e a mettere alla berlina il potere in ogni sua forma. Per questo non è banale riaffermare che il diritto alla satira non è un figlio minore dello stato liberale.E non è inutile ribadire il valore della dialettica e del confronto più acceso, idoneo a raggiungere una verità necessariamente relativa e provvisoria.In questo contesto non solo il potere, ma anche il singolo deve ammettere la critica alle proprie credenze e ai propri valori, pure quelli che ritiene più sacri, e persino, entro certi limiti, l'irrisione e lo scherno.Insomma,se la libertà ha un senso,allora prima di tutte viene la libertà di dire agli altri ciò che essi non vogliono udire.In quest'ottica è proprio la voce dell'irriverenza che la Costituzione e le leggi devono proteggere. È necessario individuare un punto di equilibrio che garantisca il rispetto delle pluralità delle culture presenti nella società, ma che soprattutto tuteli la possibilità di esprimere un pensiero "irriverente", che garantisca cioè uno spazio aperto dove anche i pensieri che "inquietano e scioccano" possano avere accesso.Ma anche alle singole persone si pone un obbligo:quello di essere tolleranti, ovvero accettare che quanto è ritenuto più sacro possa essere sottoposto alla critica, anche la più smitizzante.Tollerare di essere disturbati dalle credenze e dalle dichiarazioni degli altri. È questa la democrazia. "
lunedì 5 gennaio 2015
I limiti della scienza
Cari colleghi vorrei porre alla vostra attenzione i commenti rilasciati durante un'intervista da Giulio Giorello, ordinario di Filosofia della Scienza presso la Statale di Milano.La ricerca scientifica nasce come un tipo di ricerca della verità,che non voleva alcun vincolo.E se da un lato lo sviluppo della scienza ha dato la possibilità di intravedere prospettive vantaggiose, dall'altro ha tuttavia sollevato timori profondi per il suo carattere disumanizzante.Basta pensare alla costruzione di armi chimiche e nucleari, all'uso distorto della medicina da parte del Nazismo, alla possibilità attuale di poter modificare la struttura della vita umana.Si può allora pensare di porre dei limiti alla scienza,o sarebbe meglio porre dei limiti all'uomo, dal momento che la scienza, di per sé, come momento conoscitivo,non può che essere positiva? È vero che la scienza si può sempre giustificare, afferma Giorello, se ha come fine ultimo scopi alti e conoscitivi ("lo si fa per il bene, ossia per sapere di più"), ma in certi casi che prezzi siamo disposti a pagare anche per un acquisto di conoscenza? Quanti viventi, animali o esseri umani che siano, si possono sacrificare per acquisire questa conoscenze? Credo che ci vuole un grande coraggio morale:l'unico limite può venire proprio dal coraggio morale dell'uomo, dalla sua capacità di porsi dei problemi etici e morali e di riflettere sulla vita.Lo scienzato provi a scoprire dentro di sé il"moralista", a ritrovare in sé le fondamentali esigenze etiche.
Maria Antonietta Armogida
